E'
un'associazione senza fini di lucro costituita a San Piero in
Bagno il 22 luglio 2002 con l'obiettivo specifico " …….di
fornire un supporto psicologico, sociale e umanitario alle persone
portatrici di questa malattia cronica, con patologie gravi,
disabilità,
disagio e quindi marginalità. Tale supporto è inteso a migliorare la
qualità della vita dei soggetti interessati e dei loro famigliari, in
termini di benessere, consapevolezza e dignità…..".
L'associazione si riconosce in un principio di solidarietà, paritarietà e tolleranza quale elemento fondante della vita di tutti e opera col fine di imparare a rispettare, aiutare e convivere con il disagio dei malati cronici. Obiettivo dell'associazione è anche quello di trasformare la disparità relazionale fra il sano e il malato e tra chi cura e chi è curato in un proficuo scambio di esperienze per un vivere comune in una società più rispettosa e rispettabile.
A.I.P.A.F. si è costituita come un progetto comune di reciproco scambio, solidarietà e volontariato in cui ci si prende cura, si ascolta e si condivide la "malattia cronica". La malattia, infatti, quando diventa cronica, mette più che mai in evidenza come la cura centrata solo sul sintomo sia insufficiente a rispondere alle esigenze della persona proprio perché la malattia con la quale è necessario convivere diventa comunque segno della compenetrazione fra vita e morte; alla medicina, quindi, non può non affiancarsi una "lettura" psicologica che tenti di cogliere il senso della malattia nel racconto della vita della persona interessata.
L'associazione è poi un luogo d'incontro anche per famigliari, conviventi e operatori tutti che, proprio perché coinvolti e a stretto contatto con la malattia, hanno anch'essi una vita gravata dal peso della sofferenza e rischiano, se non ascoltati, di soccombere emotivamente di fronte alla cronicità, all'inguaribilità del male.
A.I.P.A.F. è costituita da psicoterapeuti, psicologi, ricercatori, medici e assistenti domiciliari che lavorano da numerosi anni e che hanno maturato una lunga esperienza di volontariato e solidarietà sociale con persone portatrici di tale malattia, potendo così consolidare una forte competenza in tale ambito. Da queste esperienze è emerso quanto sia davvero l'incontro e la comprensione dei vissuti e delle emozioni più dolorose, e non la loro negazione, che possono permettere di ritrovare vitalità e interesse alla vita. Ci si è anche resi conto, strada facendo, di quanto fosse poco rilevante il tipo di alterazione organica o la specificità della malattia cronica in questione, e quanto fosse invece fondamentale creare intorno al "malato cronico" un contesto relazionale di ascolto, comprensione e un ambiente empaticamente solidale per poter tutti, sani e malati, creare un modo di pensare e di vivere in grado di superare le iniquità della semplicità e della banale ingenuità degli egoismi.